LA STORIA DEL POETA D’ORO

Massimo Marino racconta Giuliano Scabia

La mostra Il Poeta d’oro, Il gran teatro di Giuliano Scabia, è accompagnata da un’edizione speciale del volume di Massimo Marino con lo stesso titolo e lo stesso sottotitolo. In vendita presso la mostra del Castello Pasquini di Castiglioncello.

L’edizione di libreria sarà disponibile sul circuito nazionale da settembre.

Presentiamo qui il sommario del volume e la nota biografica dell’autore.

 

marino_poetadoro_cover

 

 

Chi era Giuliano Scabia, Il Poeta d’oro di cui parla questo libro? E cosa è il suo Gran teatro immaginario? Il libro ne ricostruisce la storia e le opere a partire da un commovente, partecipato funerale con oche di cartapesta. Drammaturgo, regista, attore, pedagogo amatissimo, romanziere e affabulatore, Scabia è stato soprattutto un poeta.

 

 

1capitolo

 

 

Capitolo 1. Il poeta albero e una signora impressionante, la poesia

Il primo capitolo ricostruisce la formazione di Scabia tra Padova, Venezia e Milano. Registra le sue prime prove di poeta che ritrae realtà di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di distruzione della natura.

Scabia collabora con il compositore Luigi Nono per Diario italiano e per La fabbrica illuminata; con la fotografa Lisetta Carmi per la mostra di inchiesta Genova Porto. Registra situazioni in forma di “diario” dei mali d’Italia, in sintonia con le sperimentazioni del Gruppo 63. La poesia percorre tutta la sua carriera: per lui è «una signora impressionante», un magma, un tremito che trasporta e trasforma.

 

 

capitolo2-3

 

 

Capitolo 2. La fascinazione del teatro

Scabia nel 1965 per il teatro scrive sulla scena con gli attori Zip. Il palco si riempie degli oggetti della società dei consumi, con forti echi degli scontri sociali. Il nostro Poeta dilata la scena teatrale trasformandola in creazione collettiva con i bambini, con gli abitanti di paesi e di quartieri metropolitani.

È uno dei “padri” dell’«animazione teatrale», anche se poi prenderà le distanze dagli esiti più scontati di quel movimento.

Scrive pièce, spesso censurate, che cercano un nuovo teatro, politico e immaginoso: Interventi per la visita alla prova dell’Isola purpurea di Michail Bulgakov al Piccolo di Milano, Scontri generali, Commedia armoniosa del Cielo e dell’Inferno, Fantastica visione.

 

 

capitolo2-4

 

 

Capitolo 3. Marco Cavallo lotta per gli esclusi

ll terzo capitolo racconta la meravigliosa storia di Marco Cavallo e del Laboratorio P, realizzati nel 1973 nell’Ospedale psichiatrico di Trieste, che Franco Basaglia stava smantellando. Non ci sono più malati e personale sanitario, ma persone impegnate a liberare o liberarsi dall’oppressione manicomiale. Marco Cavallo, come poi il Drago di Montelupo Fiorentino e l’Ippogrifo d’Oro di Ferrara, diventano simboli di quel processo di affrancamento che porterà alla Legge 180, realizzato anche attraverso l’impegno dell’immaginazione.

 

 

 

capitolo2-5

 

 

Capitolo 4. La vera storia del Gorilla Quadrumàno 

Scabia insegna al Dams dell’Università di Bologna dal 1972 al 2005. Nel 1974-75 coinvolge gli studenti in un meraviglioso viaggio nel territorio circostante l’università, alla ricerca delle culture dimenticate. Lo fa mettendo in scena due commedie che i contadini recitavano nelle stalle tra Ottocento e Novecento, Il Gorilla Quadrumàno e Il brigante Musolino. Con esse e con fantocci giganti, cantastorie, burattini e musiche inizia un viaggio di ricerca nell’immaginario e nell’organizzazione culturale di base che dall’Appennino reggiano arriverà fino al Festival Mondiale del Teatro di Nancy in Francia.

 

 

capitolo2-6

 

 

Capitolo 5. Gloria del teatro immaginario

L’impegno all’università continua con corsi sempre molto partecipati dagli studenti, che riflettono i tempi, andando nella città o chiudendosi in laboratorio per leggere con i corpi testi teatrali o narrativi.

Nel 1979 Scabia si fa attore, portando in giro, fino a metà degli anni Novanta, Il Diavolo e il suo Angelo, interrogazione sul male e il bene oggi, e le tre Lettere a Dorothea, scritti narrativi che rievocano le azioni del Diavolo e il suo Angelo, interrogandosi sul senso del recitare, del narrare, del percorrere archetipi potenti.

Scrive varie pièce di «teatro con bosco e animali» e realizza camminate teatrali con musiche e letture.

 

 

capitolo2-7

 

 

Capitolo 6 L’incanto del racconto

Data agli anni Ottanta la svolta narrativa del Poeta d’oro, in questo capitolo raccontata. I prodotti maturi sono due cicli narrativi. Il primo è quello dell’Eterno andare, storia romanzata della sua famiglia tra Novecento e XXI secolo, con un diavolo e un angelo “borghesizzati”, con domande sulla memoria e su come vincere la morte.

Il secondo è il ciclo dell’epopea fantastica di Nane Oca, ambientata nel Pavano antico: esplora radici popolari con ironia favolistica e con immaginazione capace di radiografare i nostri tempi di smemoratezza e globalizzazione. Questi romanzi il Poeta d’oro li trasforma in affascinanti, coinvolgenti affabulazioni, nei più diversi ambienti

 

 

capitolo2-8

 

 

Capitolo 7. Della poesia (nel teatro) il tremito

L’ultimo capitolo è il ritorno, a partire dal 1995, del Poeta d’oro alla poesia, con libri cantabili, scritti nel nome di Orfeo, viaggi nella notte, nel tremito, nella nostalgia deL padre, nel mistero, nella felicità e levità dello sguardo alla natura. In altri componimenti e libri appaiono Dioniso e il suo teatro, in forma di operine dialogate, di incontri con comunità specifiche, di viaggi in altre discipline come la fisica, la teologia, l’antropologia, sempre con un dominante aspetto giocoso e giocato.

 

 

capitoloapparati

 

 

Nella bottega del Poeta

L’ultima sezione del libro è una guida, in divenire, alla conoscenza di Giuliano Scabia. Contiene gli elenchi, siglati di suo pugno, dei suoi principali cicli di impegno poetico e teatrale, un primo catalogo del suo lascito, delle meraviglie del suo archivio e del laboratorio dove ha creato cantastorie e oggetti di cartapesta, in un impegno artigianale continuo. Con una bibliografia finale, come prima sistematizzazione di un’opera vasta, tappa iniziale di un lavoro impegnativo che svilupperà soprattutto la Fondazione a lui dedicata.

 

Massimo Marino, (1953), saggista e critico, guarda molto teatro, di oggi e del passato.
Ne scrive su giornali di carta, su riviste e sul web. Ha analizzato e narrato le scene contemporanee nei libri Lo sguardo che racconta. Un laboratorio di critica teatrale (Carocci, 2004), Teatro delle Ariette (Titivillus, 2017), Teatro del Pratello (Titivillus, 2019) e nell’e-book Il teatro è indistruttibile (edizioni di doppiozero, 2021). Ha insegnato nei conservatori, all’Accademia di Arte Drammatica, al Dams di Bologna. Con Giuliano Scabia ha partecipato al Gorilla Quadrumàno e ha scritto Dire, fare, baciare (La casa Usher, 1981).

 

 

 

 

 

 

Back to Top